La conquista di Borj El Kadra
Non sempre si riesce a raggiungere la meta prescelta, ma, a volte, capita di fare molto di più e di conquistare una meta molto più interessante, affascinante, magari considerata irraggiungibile. E' quello che è successo alla spedizione del Sahara Club, composta da sei equipaggi, tutti misti, partita per raggiungere El Bhorma via deserto da Bir Aouine (come annuciato su questo sito) con l'intenzione di percorrere circa 100 Km di dune, e che invece ha raggiunto l'estremo sud del Grande Erg Orientale della Tunisia, arrivando ad ornare le pareti del bar di Borj El Kadra con i propri adesivi, partendo da El Bhorma e percorrendo circa 400 km di dune altissime e paesaggi maestosi.

Il percorso generale
Le mappe satellitari
Le tracce e i waypoint
Le tracce in formato Ozi Explorer del viaggio
I waypoint in formato Ozi Explorer
La storia
Lunedì
11 Aprile
Partiamo alle 10 (circa) del mattino da Trapani con la solita nave della MedMar
(odiata da Enzo che da anni dice che è troppo piccola per affrontare
il mare) sperando che, almeno per una volta, il mare abbia pietà di
noi. Speranza vana! Mai viste delle onde così alte, ancora più
alte di quelle (enormi) dell'anno precedente!
Dopo una traversata disastrosa, resa ancora più dura dagli improperi
di Enzo contro chi (chi?) aveva deciso di prenotare questa nave, abbiamo finalmente
raggiunto Tunisi, e, dopo aver superato le lunghe, complesse ed incomprensibili
procedure di sdoganamento, ed esserci riuniti con Antonella e Francesca arrivate
comodamente in aereo, abbiamo raggiunto Hammamet per pernottare in albergo.
Io non soffro il mare! |
Io non soffro il mare! |
Io non soffro il mare! |
Io NON soffro il mare! |
Martedì
12
Sveglia la mattina presto (concetto relativo!) e via lungo la solita strada
che attraversa El Jem, Sousse, Sfax, Gabes. Raggiunta El Hamma abbiamo fatto
conoscenza di quella che sarebbe stata la tortura di questo raid: la PIPELINE:
sterrato infinito, infido, estenuante che durante tutta la vacanza abbiamo
percorso in lungo ed in largo mettendo a dura prova le auto e le schiene.
Comunque in questa giornata ne abbiamo percorso solo (solo?) 100 km per arrivare
a Ksar Ghilan dove avevamo appuntamento con gli amici tunisini, amici ormai
di vecchia data, tra cui Salem ed Assad che sarebbero state le nostre guide
per tutto il tour.
Dopo aver organizzato la logistica per la notte abbiamo iniziato il briefing
con Salem per decidere i particolari del viaggio che ci aspettava, e qui è
avvenuta la grande svolta: Salem, con l'espressione più innocente del
mondo ci dice nel suo personale (ma efficace) italiano: "se volete
noi fare il diserto da Bir Aouine a El Bhorma, come detto al telefono, ma
invece possiamo partire da El Bhorma ed arrivare in fondo alla Tunisia facendo
diserto all'andata e al ritorno, fino ad un posto che si chiama Borj El Kadra".
Ci siamo guardati sconvolti: ma si può fare? in così pochi giorni?
400 km di deserto? le dune alte del Grande Erg Orientale? ai confini tra Tunisia,
Libia ed Algeria? stiamo sognando o è una proposta vera? E chi glielo
dice a Gianni? (rimasto in Italia con il proposito di raggiungere Borj El
Kadra l'anno successivo via pista)
Inutile dire che ci abbiamo messo pochi secondi ad accettare, tempo trascorso
non per pensarci su, ma per superare lo shock della sorpresa. E così,
felici ed affascinati dalla nuova meta, siamo andati a dormire, alcuni negli
air-camping, gli altri otto in una tenda berbera del campeggio locale.
Oddio...la macchina sporca! |
In viaggio |
In viaggio |
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La pipeline! |
La pipeline! |
La pipeline! |
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La pipeline! |
La pipeline! |
La pipeline! |
La pipeline! |
A Ksar Ghilan |
A Ksar Ghilan |
A Ksar Ghilan |
Mercoledì
13
Inizia l'avventura: partiamo di buon mattino (vale sempre la stessa regola)
ci avviamo sulla pipeline per raggiungere il più velocemente possibile
El Bhorma. Che cosa è la pipeline? Qualcuno l'ha definita la Salerno-Reggio
Calabria della Tunisia, ma in realtà è il risultato dell'unione
di un frullatore ed un battitappeto, che ti distrugge chilometro dopo chilometro,
facendoti rimpiangere di essere venuto in quel posto maledetto, e facendoti
progettare la prossima vacanza in un Valtour, sdraiato su un'amaca con un
drink accanto ed assoluta immobilità per tutta la giornata. Appena
200 km di questa delizia, durata praticamente l'intera giornata, la cui potenza
devastante è riuscita a spezzare il supporto di metallo dell'air camping
di Enzo, ed a svitare tutti i bulloni della ruota anteriore del GR di Fausto
e Lorella. Proprio così: è uscita la ruota che per fortuna è
rimasta incastrata tra il disco dei freni ed il parafango impedendo all'auto
di sbattere a terra. Ed ancora più fortunato il fatto che abbiamo ritrovato
tutti (TUTTI E SEI) i bulloni negli utlimi 200 m di strada, consentendoci
quindi di rimontare la ruota e di ripartire dopo poco!
Finalmente nel pomeriggio raggiungiamo El Bhorma, che è una via di
mezzo tra una discarica a cielo aperto e la raffineria di Gela. Dopo aver
fatto rifornimento (il gasolio costa appena il doppio che nel resto della
Tunisia) ci siamo allontanati velocemente per raggiungere finalmente l'agognata,
morbida, soffice, silenziosa sabbia. Una breve sosta per mangiare qualcosa
e sgonfiare le ruote, e poi via verso sud per 30 km fino all'imbrunire, quando
ci siamo fermati ed abbiamo montato il campo per la notte (mark NOTTE 13)
Giovedì
14
La mattina finalmente ci svegliamo tra le dune, smontiamo il campo e partiamo
verso sud. Dopo 35 km troviamo una sorgente di acqua calda e ne approfittiamo
per lavarci un po (mark POZZO E NOTTE 15). Salem ci spiega che nel deserto
ci sono perecchie di queste fonti, trovate dalla compagnia petrolifera durante
le proprie ricerche e lasciate aperte per gli animali e i nomadi. Più
tardi ripartiamo riprendendo il nostro percorso lungo le dune. Queste sono
ancora di dimensioni medie, ma già si capisce che inoltrandosi a sud
i paesaggi muteranno radicalmente.
In questi posti è normale insabbiarsi, ed un po tutti ci siamo capitati,
tranne Salem che fino a quel momento sembrava levitare sulla sabbia, ma dopo
qualche chilometro (mark SALEM) finalmente la giustizia fa sentire la sua
presenza ed anche Salem si insabbia, ma così bene, che ci sono volute
ben tre macchine insieme per tirarlo fuori. Ancora pochi chilometri verso
sud-ovest e siamo arrivati presso un insediamento militare (mark MILITARI)
dove ci hanno controllato i passaporti ed i permessi (un controllo era già
avvenuto a Kamour sulla pipeline).
Dopo il posto di controllo il paesaggio è cambiato: le dune sono diventate
sempre più alte intervallate da vaste vallate pianeggianti di sabbia,
in cui si andava spediti a 80km/ora. Il deserto diventava maestoso, la visibilità
di parecchi chilometri, le dune assumevano forme plastiche ricche di rotondità,
dalla superficie vellutata. Nel passaggio tra una vallata e l'altra si superavano
catene di dune che spesso terminavano con una scarpata quasi verticale di
20-30 m, da superare tutta d'un fiato in accelerazione per evitare di intraversare
la macchina. Abbiamo percorso in silenzio questi paesaggi, fermandoci per
il pranzo al punto PRANZO 14 e proseguendo per 80 km, sfiorando più
volte il confine con l'Algeria, fino al campo per la notte a 30 km da Borj
El Kadra al punto NOTTE 14. La sera Salem ha preparato il Cous-cous per tutti
ed ovviamente il pane del deserto.
Venerdì
15
Ci svegliamo e smontiamo il campo consapevoli che in poco tempo raggiungeremo
il punto più a sud della Tunisia. Ancora dune bellissime per alcune
decine di chilometri, poi una vasta pianura nera ed infine vediamo apparire
l'insediamento di Borj El Kadra. Gli orientali dicono che l'importante non
è la destinazione, ma il viaggio, e per fortuna anche noi la pensiamo
così, altrimenti la delusione sarebbe stata cocente. A parte un bel
laghetto ricco di canne e, probabilmente, di fauna, il posto altro non è
che un insediamento militare con qualche casa di civili ed un bar. Andare
li con un aereo sarebbe assolutamente inutile, perchè si sarebbe perso
tutto il gusto e la bellezza del viaggio, per non trovare assolutamente niente
da vedere. Comunque dopo aver subito ancora una volta il controllo dei passaporti
e dei permessi (che sono stati requisiti e riconsegnati solo quando ce ne
siamo andati) siamo andati nell'unico posto di vita dell'insediamento, il
bar Gran Cafè 7 Novembre gestito da Dhaou, le cui pareti sono completamente
rivestite di adesivi di tutte le spedizioni che hanno transitato da quelle
parti. Fotografie di rito, bibite fresche, apposizione del nostro adesivo
e dei nomi dei componenti della spedizione sulle pareti del bar. All'uscita
abbiamo trovato degli splendidi bambini che ci aspettavano e che abbiamo sovraccaricato
(forse troppo) di doni portati dall'Italia. Finite le procedure di rito abbiamo
ripreso il cammino, dapprima lungo una pista dove abbiamo raccolto parecchie
rose del deserto, e poi lungo le dune verso nord. Dopo esserci fermati per
il pranzo al punto PRANZO 15, abbiamo continuato a muoverci verso nord godendoci
i panorami del Grande Erg Orientale, percorrendo una linea parallela a quella
dell'andata, a circa 15 km ad est.
Circa 70 km più a nord Salem ci ha portato a vedere il relitto di un
camion rimasto li dai tempi della II Guerra Mondiale (mark RELITTO) e poi
abbiamo raggiunto lo stesso pozzo (mark POZZO E NOTTE 15) da cui eravamo passati
due giorni prima e qui abbiamo montato il campo per la notte.
Sabato
16
La mattina, dopo una bella doccia nella fonte, immersi in un vento che alza
una nube di sabbia, volgiamo le nostre ruote verso nord-ovet per poi prendere
una pista che ci porta fino ad El Bhorma, dove riempiamo nuovamente i serbatoi
ed incontriamo un gruppo di francesi che hanno la nostra stessa prossima destinazione,
ovvero un lago a circa 16 km a nord-est. Riprendiamo così il cammino
incrociandoci continuamente con i francesi, con una gran confusione di tracce
e di insabbiamenti. Ci fermiamo a pranzare al punto PRANZO 16, cercando di
farli passare, ma ce li ritroviamo ancora nel pomeriggio, fino all'arrivo
al lago. A causa di questa confusione siamo arrivati al lago (mark NOTTE 16
LAGO) già dopo il tramonto del sole, perdendo così l'impatto
panoramico del'arrivo, e solo la mattina seguente ci siamo potuti rendere
conto di quanto bello fosse il posto. Appena arrivati abbiamo montato il campo
e la sera Salem ci ha deliziati con i suoi MACCARONI AL SUGO. (In fondo abbastanza
buoni, ma solo a patto di non paragonarli a nulla della cucina italiana, ma
di considerarli come un nuovo piatto straniero)
Domenica
17
Al mattino il lago si è rivelato in tutto il suo splendore, ricco di
vegetazione e di uccelli, tra cui addirittura una splendia gru bianca e nera.
La partenza è stata tra le più comode di tutto il viaggio, con
tanto di doccia alla fonte, fotografie di rito ecc..
Il programma era di proseguire verso nord e verso Ain Ouadette e poi di raggiungere
Ksar Ghilan passando per El Mida, ma la necessità di Antonella e Francesca
di prendere l'aereo da Jerba il 19 mattina, ci ha costretti a ridiscendere
verso sud e andare a riprendere la terribile pipeline.
Le dune verso sud si sono rivelate parecchio insidiose e ci hanno creato non
poche difficoltà, nonostante abbiamo sgonfiato ulteriormente le ruote.
Alla fine abbiamo raggiunto la pista ed è ricominciata l'operazione
di frullamento/sbattimento descritta prima, e dopo 120km di delizia abbiamo
raggiunto Kamour per un ulteriore e finale controllo dei permessi e dei passaporti.
Soliti riti, solite facce di militari annoiati, solita richiesta di una penna
per segnare la lista (non c'è stato un posto di controllo che avesse
una penna), e poi via ancora verso nord. All'altezza di Ain Essebat abbiamo
chiesto a Salem di fare una deviazione verso ovest, memori della fontana che
schizzava acqua dell'anno precedente: delusione cocente poichè avevano
aggiustato tutto, forse con i 100 dinari che ci avevano fregato l'anno precedente,
ed il posto non aveva neanche lontanamente la magia che ricordavamo. Contenti
comunque di aver forse contribuito alla gestione del prezioso liquido, ci
siamo incamminati verso Ksar Ghilan che abbiamo raggiunto nel tardo pomeriggio.
Stavolta abbiamo montato tutti il campo (niente tende berbere), ed abbiamo
cucinato un vero piatto di maccheroni al sugo che abbiamo consumato comodamente
seduti intorno ad un tavolo (finalmente!) insieme agli amici tunisini.
Lunedì
18
Partenza con comodo, visita al fortino romano (mark FORTE), una breve tratto
di pista e poi via lungo le dune per raggiungere il Cafe de la port du desert.
L'idea era quella di passare dalla zona in cui le dune sono più alte
(parole di Salem: linea dritta come GPS tra Ksar Ghilan e cafe), ma ad Antonella
è venuto il mal di mare ed abbiamo preferito ad un certo punto spostarci
verso ovest e seguire un percorso un po più soft. Al Cafe de la port
du desert ci siamo fermati per pranzare e per la Coca Cola di rito, e poi
abbiamo proseguito lungo la pista, quasi totalmente insabbiata, per Douz.
Qui abbiamo preso posto a El Mouradi, ormai classico albergo delle spedizioni
del Sahara Club, e dopo i saluti con Francesca ed Antonella che andavano a
Jerba, ed un salutare bagno in camera, siamo finalmente andati a mangiare
il "crastuni" (agnello), atteso dall'inizio della gita. Ottima cena
e grande soddisfazione quando il gestore ci ha riconosciuti: "ma voi
non siete già venuti qui altre volte?"... cominciamo a sentirci
di casa in Tunisia.
Ksar Ghilan |
Il fortino |
Il cafe de la port du desert |
Il cafe de la port du desert |
Il cafe de la port du desert |
Fico! |
La pista per Douz |
Disperazione |
A Douz |
Foto di rito a Douz |
Crastuni |
Crastuni |
Martedì
19
Partenza al mattino verso Matmata, dopo avere incontrato Salem che diceva
di avere risolto i problemi che aveva avuto all'auto. A Matmata incontriamo
Enzo e Roberto, facciamo un'altra scorpacciata di crastuni, e poi via a visitare
zona berbera e gli ksour. Imbocchiamo la strada per Toujane, che è
sempre stata uno sterratone in costruzione e scopriamo con sorpresa che è
stata asfaltata per intero. Alla fine appare la splendida cittadina spalmata
su una valle, e su di essa riempiamo tanti megabyte di fotografie. Proseguendo
raggiungiamo Ksar Hallouf, che nella parte alta della collina conserva uno
Ksar pressochè intatto, in parte trasformato in albergo, gestito da
una famiglia del posto, ed anche qui i megabyte scorrono a fiumi. L'idea era
di visitare anche Ksar Al Dada, ma data l'ora abbiamo preferito ripiegare
verso Medenine e poi verso Gabes per passare la notte in albergo.
Douz |
Douz |
Douz |
Bimbi a Douz |
Fantastico |
Gelatiiii! |
Toujane |
Toujane |
Ksar Hallouf |
Ksar Hallouf |
Ksar Hallouf |
Ksar Hallouf |
Doni ai bimbi |
Doni ai bimbi |
Doni ai bimbi |
Doni ai bimbi |
Mercoledì
20
siamo ripartiti verso nord passando da Mahres, una cittadina sul mare che
ha una caratteristica unica in Tunisia: hanno destinato un'area sul mare a
museo a cielo aperto di opere scultoree moderne, che creano un contrasto fortissimo
con l'aspetto tipico di una città islamica. Ci siamo fermati ed abbiamo
fotografato tutto con dovizia di particolari (Lorella ha fatto un servizio
enciclopedico). Ripartiti verso nord, poco prima di Sousse abbiamo reintegrato
il livello di crastuni nel sangue fermandoci in uno dei tipici ristoranti
sulla strada, e poi siamo andati a trovare il meccanico del gallo (vedi viaggio
precedente) che ci ha immediatamente riconosciuti. Il gallo non c'è
più (mangiato?), ma in cambio c'è una gallina con dei pulcini
che forniranno le generazioni future. Non avendo trovato i pezzi di ricambio
per l'ISUZU di Enzo (che la prossima volta ha detto che lo porterà
li durante la discesa per poi riprenderselo rinnovato durante la risalita)
siamo ripartiti per andare fino a Sidi Bou Said, a nord di Tunisi per dormire
al Sidi Bou Said hotel, gestito da una signora incredibile, che ama gli italiani.
Hotel a Gabes |
Arte a Mahres |
Arte a Mahres |
Arte a Mahres |
Arte a Mahres |
Arte a Mahres |
Crastuni |
Torta |
Compleanno di Enzo |
Gommista ad El Jem |
Futuri galli dal meccanico |
Teneri! |
Giovedì
21
Abbiamo lasciato le auto in albergo per andare a visitare il suk di Tunisi
con il trenino. Solita confusione per turisti, solite patacche da contrattare
all'infinito, senza però riuscire a togliersi di dosso la sgradevole
sensazione di essere stati fregati. Sulla strada incontriamo i ragazzi del
Sud Safari di ritorno dalla Libia, ed apprendiamo che uno di loro ha avuto
un incidente piuttosto pesante, con dei risvolti difficili da gestire, e restiamo
un po con loro, condividendo il dispiacere per l'accaduto. Al ritorno sembriamo
più dei portatori tibetani che dei turisti europei, a causa della quantità
di merci asportate dal suk, ed invadiamo il trenino per tornare indietro.
Per chi non abbia mai provato questo trenino, sappia che, contrariamente ai
ritmi lenti che imperano nel mondo islamico, i conducenti di questa linea
hanno una fretta indiavolata, e concedono circa cinque secondi ad ogni fermata
dal momento in cui si aprono le porte al momento in cui riparte il treno,
anche con le porte ancora aperte. Alcuni di noi sono stati costretti a scendere
alla fermata successiva perchè hanno osato titubare qualche istante
in fila all'uscita.
Alla fine abbiamo ripreso le auto, raggiunto il porto, soliti ultimi acquisti
rapidi (ma mai abbastanza) al mercatino, solita trafila burocratica incomprensibile
e poi finalmente prendiamo le cabine sulla nave. Finalmente una traversata
tranquilla senza vomiti e sacchetti puzzolenti.
Trenino |
Suk di Tunisi |
Suk di Tunisi |
Tunisi |
Tunisi |
Tunisi |
Stazione |
Ciao Ben Alì |
Venerdì
22
Sbarchiamo a Palermo e ci avviamo verso Ragusa, felici di ciò che abbiamo
vissuto, tristi perchè è già finito, con in mente già
i programmi per l'anno prossimo. Sarà Tunisia, sarà Libia, sarà
qualche altra meta o un modo diverso di vivere il deserto? Già le proposte
e le idee sono tante, ma, purtroppo, ci vuole ancora un intero anno per realizzarle.
I soliti problemi in Sicilia |
I soliti problemi in Sicilia |
Si torna a casa |
Disperazione |
Ciao a tutti |
Al prossimo anno |
Il programma è .... |
Disperazione |
Le fotografie
Le foto di Fausto e Lorella album1 album2 album3 album4
Le foto di Enzo e Francesca
Le foto di Massimo e Fiamma
Le foto di Roberto e Antonella
Le foto di Nello e Silvana
Le foto di Salvo e Mirella
I componenti della spedizione
| Fausto e Lorella | ||
| Massimo e Fiamma | ||
| Nello e Silvana | ||
| Enzo e Francesca | ||
| Roberto e Antonella | ||
Salvo e Mirella |
||
| Salem e Assad |